L’intervento coronarico percutaneo facilitato nei pazienti con infarto miocardico acuto può rivelarsi dannoso


L’intervento coronarico percutaneo ( PCI ) facilitato non migliora l’outcome nei pazienti con infarto miocardico con sopraslivellamento ST ( STEMI ), anzi può rivelarsi dannoso.
Due studi clinici sono giunti a questa conclusione.

Nel primo studio, è stata condotta una revisione di 17 studi clinici randomizzati che hanno coinvolto 2237 pazienti trattati con PCI facilitato e 2267 sottoposti solo a PCI primario.
Il PCI facilitato ha prodotto inizialmente un aumento del flusso coronarico, ma il flusso coronarico finale è risultato simile tra i due gruppi.

Inoltre, è emerso che il PCI facilitato era associato ad una maggiore incidenza di mortalità, a reinfarto non fatale, a rivascolarizzazione urgente del vaso bersaglio e ad una maggiore percentuale di sanguinamento grave.

Il secondo studio, lo studio ASSENT – 4 PCI, è stato interrotto dal Data and Safety Monitoring Board a causa dell’aumentata mortalità ospedaliera nel gruppo Tenecteplase ( Metalyse/TNKase ) ( 6% versus 3% ) rispetto al solo PCI.

L’end point primario, composito di morte, insufficienza cardiaca o shock entro 90 giorni, è stato raggiunto dal 19% dei casi nel gruppo PCI facilitato e dal 13% dei casi nel gruppo PCI primario.( Xagena_2006 )

Fonte: The Lancet, 2006




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